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Il
Premio "Salento d'Oro" sta crescendo: non solo per la
legge dell'anagrafe che lo vuole ormai alla terza edizione, ma principalmente
per i contenuti e i significati che questa iniziativa, libera e
spontanea, assume via via nel processo del tempo.
I contenuti
sono indubbiamente culturali. Ma qui si tratta di una dimensione
più "globale", se così si potesse dire,
del concetto di cultura. In altri termini, il "Salento d'Oro"
non va dato, nelle intenzioni dei cittadini di Galatina, a persone
che si siano imposte per meriti accademici, letterari, politici,
amministrativi, ecc., nella conduzione della cosa pubblica od in
libere attività imprenditoriali; bensì a persone che,
attraverso l'impegno accademico, letterario, politico, imprenditoriale,
ecc., hanno manifestato la loro "umanità": e cioè,
la loro bontà d'animo, il loro essere "umili" pur
stando a certi vertici della vita pubblica o a leve di comando della
"macchina" dello Stato, fino ad essere additati come punti
di riferimento esemplari per la comunità.
I significati
del "Salento d'Oro" sono altrettanto indicativi quanto
i contenuti.
L'operazione
di scavo e di analisi nel tessuto antropico della società
salentina, che la Commisione del Premio "Salento d'Oro"
va di anno in anno conducendo, sta facendo venire alla luce una
realtà indubbiamente ricca non solo di "cervelli"
o, come suol dirsi, di "teste d'uovo" appartenenti al
ghenos salentino, ma di grandi intelligenze unite, quasi
per legge genetica, ad un cuore grande così. Man mano che
si sta scavando, ci si sta accorgendo di tante "presenze"
straordinarie in questa nostra Terra d'Otranto.
Codesta
ricerca non vuole essere, neppure da lontano, un'esercitazione di
autoesaltazione salentina, fatta in casa; e tanto meno una reazione
a certe discriminazioni razziali o razzistiche che vengono da lontano.
Tronfia superbia e saccenteria non si addicono alla modestia della
nostra gente, che tende più a nascondersi che a pavoneggiarsi.
Si tratta
invece di una ricerca che vuol essere presa di coscienza della nostra
identità salentina, che serva da incoraggiamento per chi
lavora in umiltà e silenzio; ma che sia, principalmente,
di esempio o test pedagogico, starei per dire anche didattico,
per le generazioni di giovani salentini che si affacciano alla ribalta
della vita attiva.
Galatina,
23 giugno 1988
ANTONIO
ANTONACI
Presidente della Commissione del Premio |
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